Conciossiachè io non contenda in perpetuo, e non mi adiri in eterno; perciocchè altrimenti ogni spirito, e le anime che io ho fatte, verrebber meno per la mia presenza
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Il versetto 16 si trova nel capitolo 57 di Isaia. Il capitolo denuncia l’idolatria e le pratiche religiose corrotte d’Israele, ma promette anche consolazione agli umili e a chi è contrito. Dio dimora con chi ha lo spirito affranto, dimostrando che la trascendenza divina non implica distanza dalla sofferenza umana. L’assenza di pace per gli empi conclude la sezione, ricordando che la restaurazione non elimina la responsabilità morale.
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Confronta Isaías 57:16 nelle diverse versioni della Bibbia e osserva come cambia la formulazione in base alla traduzione. Queste differenze possono aiutarti a comprendere meglio il significato e il contesto del passo.
Ich will nicht immerdar hadern und nicht ewiglich zürnen; sondern es soll von meinem Angesicht ein Geist wehen, und ich will Odem machen.
For I will not contend for ever, neither will I be always wroth: for the spirit should fail before me, and the souls which I have made.
Porque no tengo de contender para siempre, ni para siempre me he de enojar: pues decaería ante mí el espíritu, y las almas que yo he criado.
Je ne veux pas contester à toujours, Ni garder une éternelle colère, Quand devant moi tombent en défaillance les esprits, Les âmes que j'ai faites.
Porque não contenderei para sempre, nem continuamente me indignarei; porque o espírito perante a minha face se desfaleceria, e as almas que eu fiz.
我必不長久控訴,也不永遠懷怒, 因為我雖使靈性發昏,我也造了人的氣息。
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