Ed è abitato in città desolate, in case disabitate, Ch’erano preste ad esser ridotte in monti di ruine.
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Il versetto 28 si trova nel capitolo 15 del libro di Giobbe. Elifaz descrive il destino degli empi attraverso immagini di angoscia, paura, fame e distruzione. Il ritratto offre una spiegazione generale del giudizio morale, ma nel dialogo finisce per diventare un’accusa indiretta. Il ragionamento segue la logica della retribuzione: la calamità visibile equivale a una malvagità precedente.
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Confronta Job 15:28 nelle diverse versioni della Bibbia e osserva come cambia la formulazione in base alla traduzione. Queste differenze possono aiutarti a comprendere meglio il significato e il contesto del passo.
Er wohnt in verstörten Städten, in Häusern, da man nicht bleiben darf, die auf einem Haufen liegen sollen.
And he dwelleth in desolate cities, and in houses which no man inhabiteth, which are ready to become heaps.
Y habitó las ciudades asoladas, Las casas inhabitadas, Que estaban puestas en montones.
habita ciudades desoladas, casas donde nadie vive, destinadas a convertirse en montones de escombros.
Et il habite des villes détruites, Des maisons abandonnées, Sur le point de tomber en ruines.
E habitou em cidades assoladas, em casas em que ninguém morava, que estavam a ponto de fazer-se montões de ruínas.
他住在荒涼的城鎮, 房屋無人居住, 將成為廢墟。
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